Ciao. Sono L.

E della maggior parte di voi non me ne importa nulla.

Ho finalmente trovato uno script adatto a questa presentazione del cazzo. Anzi, mi sa di no.

Comunque quello che importa è che della maggior parte di voi, da qualche mese non me ne frega nulla… Indifferenza

Temo di fare come la volpe che non arriva all’uva e dice che è acerba. Ma se l’uva non mi caga che devo fare io?

Che poi, piano, paragonare la maggior parte di voi all’uva succosa è un’esagerazione… Alcuni di voi si, interessanti davvero, silenziosi… Quelli mi piacciono, e a quelli con un po’ d’impegno generalmente ci arrivo… Me li prendo, sicuro, almeno per un po’, minimo una chiacchierata davanti ad un caffè… Certi succosi, e nascosti, proprio non me li voglio perdere…

Com’era lei, zitta zitta nel suo banco. Proprio non me la volevo perdere. E me la presi. E mi prese pure lei. Per anni.

E come ci siamo prese, ci siamo perse. Prese e perse. Troppo facile, basta invertire due lettere e ciao.

Con un ciao cominci e con un ciao finisci. E con un altro ciao ricominci.

Così con un ciao ha cominciato a riprendermi, e con un altro ciao ho provato a riprendermela anche io …

Perché mi mancava. Un sacco di volte m’è mancata… Di tristi volte, volte bagnate da lacrime…

E altre volte un po’ meno bagnate ma altrettanto dolorose

Buon viaggio a vederci…

Si è rotto qualcosa tra me e lei, l’ho sentito.

Ho sentito proprio qualcosa che si rompeva…

Ed ora la guardo vivere da dietro un vetro senza poterla più toccare, né lei può farlo, nemmeno se ci provasse davvero.

Anche se nemmeno ci prova.

Io non ho mai letto le sue lettere stile yellow letters, non sono più riuscita a recuperare il file. Mi sono svegliata troppo tardi. E non ho avuto il coraggio di dirglielo, che le avevo perse… E non saprò mai cosa c’era scritto di lei, lì dentro…

E quando mi sono aperta su di noi, lei ha cominciato a snocciolarmi la sua agenda, oggi sono qui oggi sono li, vado da lui, torno…

E mi sono sembrate così vuote le sue parole che ci avrei sputato sopra…

S’è rotto qualcosa tra quelle due anime che mi restano dentro, in bianco e nero, come un Tesoro.

Due anime che si parlavano senza parlarsi, nel silenzio di un corridoio di un liceo pieno di gioie e dolori. Andrò a bussare lì quando mi mancherai, mi siederò sulla formica di quella cattedra…

Imparerò a parlare di te al passato, perché è più  vero, possiamo ancora riconoscerci, ma viviamo distanti… E di istanti…

E lascerò andare i pensieri, come faccio ancora oggi, ma senza di te…

Accettare che questo è il nostro presente, che non so cosa ci riserva il futuro (ma getterò sempre uno sguardo sulla  tua vita)  e che conserviamo dolci ricordi…

Non è mai una strada liscia e priva di dolore quella della Consapevolezza…


La piccola fa l’aria da colpevole, guarda con gli occhi grandi dal basso, sa che la grande non capirà quel gesto…

-Hai fatto cosa???

-Gli ho scritto. Volevo solo fargli gli auguri…

Come glielo spieghi? Era il cuore che voleva dirgli ” Ehi, le nostre vite sono distanti ma io ti voglio bene, E ti porto nel cuore.” Tutto qui.

-Ma come? Lui non si è più fatto sentire, Ha un’altra vita e tu sei andata a importunarlo? E tu hai la tua. Piena, bella, rara. Non ti basta?

La guardava e gli occhi le si facevano più grandi… Come spiegarglielo che no, non le bastava. Voleva non accontentarsi che ora era nell’Amore e tutto… Voleva fare pace col passato, voleva continuare ad esistere come un alito di vita nei ricordi…

Voleva dare valore a ciò che l’aveva portata qui. E per far questo le bastava quel piccolo messaggio d’auguri…

Una freccina che creasse uno spiraglio di luce in un muro di spazio, tempo e silenzi. Perché passasse un po’ di quell’amore che c’era stato…

-Ma perché sei fatta così? Non cambierai mai, vero? -le chiese con uno sguardo di tenera rassegnazione.

La piccola fece spallucce e la guardava come avesse appena combinato una marachella…

No, non sarebbe cambiata mai. E la grande sorrise guardando quel musetto intristito, quelle spallucce ancora alzate e fu felice. E si morse le labbra per non averla capita prima. Quell’aria di responsabilità, di rimprovero, di critica improvvisamente pesava come un macigno…. Si sentì stupida ed incredibilmente vecchia… Lo sguardo corrucciato si distese… Non sarebbe cambiata e per fortuna, perché era meravigliosa così, piccola guerriera che abbatte muri che possono essere rialzati, piccola battagliera che non si accontenta mai e pur amando nuovamente, non dimentica…

In un altro corpo, lontano appena qualche chilometro, esisteva un bambino che non aveva bisogno di spiegazioni per capirla, anche se lei, a lui, e solo a lui, gliele avrebbe date… Tutte quelle che conosceva e, guardandolo negli occhi, anche tutte quelle che ancora non conosceva…

Mentre i loro corpi adulti facevano l’amore, quei due bambini si amavano come nessuno s’era amato mai…

NON VI PERDONERO’ PER AVERMI LASCIATA CRESCERE, ,

PER AVERMI LASCIATO DIRE ” SO AMARE IN MODO MATURO”…

NON ESISTE L’AMORE MATURO. L’AMORE è SEMPLICE, INGENUO, SPONTANEO.

NON VI PERDONERO’, MA LASCERO’ CHE LA BAMBINA CHE VIVE ANCORA IN ME

CONTINUI AD AMARVI IMMATURAMENTE…

E Grazie a Te, Animo Bambino, di amarla ogni giorno, semplicemente…

bimbi

Amore di bambino

Quella cena che non è mai arrivata.

Quella lettera promessa e mai scritta che ho aspettato e persino sognato.

Quella chiacchierata per cui il tempo non è mai stato trovato.

Quella chiamata per cui il tempo non è mai stato trovato…

Ed il tempo è trascorso anche per me e non è stata vuota attesa.

la somma delle ennesime volte che ho alzato la cornetta o cercato di incontrare.

Oggi mi fanno male….

Oggi  mi fanno sentire sola…

Stavolta non è che non ho cercato. Stavolta è che non ho trovato.

E non è nemmeno che non ho avuto pazienza o che non ho compreso.

Comprendo. So. Manco anch’io agli appuntamenti del cuore…

Ma fa male uguale…

Fa male anche essere così. Vedere oltre le parole…

Fa male anche sentirlo d’improvviso dopo ogni sforzo di comprensione…

Custodisco e spolvero innumerevoli posti vacanti nell’anima…

Che per un gran pezzo di me mi fanno sentire vuota

ma, per quanto folle, ogni posto ha un nome ed ogni nome una speranza…

 

 

A SPASSO

Odio questa città senza panchine,

che non m’accoglie, 

e da sognopensatrice 

mi trasforma…

in un’erravagabonda.

Mi accolgono i gradini stanchi e silenziosi della Chiesa delle Zitelle…

M’abbandona anche la penna…

Che congiura è mai questa?

Ansia di esprimere ciò che l’anima ha visto, da sensazioni rapita…

Città maledetta che non offre rifugio

a chi seduto s’incanta alla Tua Ferita!

E ingrata lo esponi al viandante ubriaco e all’insolente

Città che non  accoglie sei sempre stata…

città che non comprende

Città che chiama Arte solo ciò che è in una Teca

e non vide ciò che vidi.

Di rabbia e d’odio ti ricopro

e della tua vera bellezza a te non scrivo…

Ma a coloro che nascondi nel tuo angolo più dimenticato

e fiera te ne vergogni!

A Marianna, mendicante dai capelli rossi

che instancabile regala ancora abbracci e sorrisi

e vive sui tuoi tram…

Città laccata d’oro che nascondi e con sdegno guardi chi si ferma…

Chi si ferma non è perduto,

chi si ferma ritrova se stesso….

 

Una scarpetta di bimba, 

appena rosata, 

piccola sposa o battesimo di vita, 

abbandonata su una colonnina 

di una strada trafficata.

Segno d’infanzia, 

segno di gioia, di vita, 

lasciato inerme

a chi lo osserva stranito…

Porgesse un orecchio attento

potrebbe udire: 

“Fui piena di vita,

danzavo

contando ad uno ad uno i miei passi 

estasiata,

dal sorriso che mi indossava…

Come te giocai lungo i bordi dei marciapiedi,

non ne toccai mai il contorno…

Ma ora quell’anima che chiamate adulta

percorre ormai distratta

il sentiero che attraversa 

ed ogni cosa che calpesta”

 

 

In un vicolo dimenticato

l’aria quasi non passa

getto un occhio distratto:

una bambina orientale gioca da sola,

il viso coperto da lunghi capelli neri,

non vista, inascoltata vita,

gioca nel passare con la sua accesa

compagna tra le colonnine…

Non s’accorge di me,

furtiva spettatrice della sua solitudine…

Dove sono i ragazzi

che giocavano per strada?

Dov’è la mia campana? 

In cielo rombi d’aerei…

Se non sapessi chi sono

e chi siamo

direi che questa è la guerra

ed oggi è il 1917

e tutto ciò che vedo è

DESOLAZIONE.

 

Stream of consciousness

Quei giorni in cui tira un po’ di vento,

che s’increspa la pelle come

l’onda che la brezza bacia

e ti percorre la schiena

un tremito.

 

Quei giorni senza la giacca,

senza confini di braccia intorno,

le gambe, a penzoloni verso il fondo.

 

La testa piena di domande

e il cuore sgombro, silenzioso

tace…

Ascolta gli occhi

come il suono di una sveglia dimenticata

e quello urla, urla, vorrebbe uscire

stanco di queste fredde sbarre

 

Grida e piovono gocce di dolore

e ricuce a fili di lacrime

una possibilità

 

A mani nude riceve un paio di scarpe rosse

dov’è la direzione?

Perché una direzione?

 

Esiste una strada che non si spezza,

un sogno certo come il Sole all’alba,

esiste il Passo sicuro di chi sa dove andare?

O è solo che è tutto scritto

e non ti posso amare?

 

E’ me che trovi quando mi cerchi

o è l’immagine di ciò che fui e che vidi

Dove si unisce l’integrità e la moltitudine?

Cos’è l’Amore se non Uno

e mille volti?

 

Se un solo modo m’appartiene,

Se una sola strada porta il mio nome,

da dove nasce l”infinito che ho dentro?

Perché il mio cuore non ha limiti

ed in mille anime risiede

un mio riflesso?

Porto sicuro è la tua mano,

in essa mio rifugio,

sgorgano torrenti di vita…

 

Ti ho incontrato viaggiatore inesperto,

e ancora non capisco

quanto resterai nel mio viaggio?

E dove vai?

Cammini come me verso il Sole?

Sai che non siamo i soli?

E’ tutto un gioco come s’intreccia

il ritmo dei nostri passi, ci sto a cadere…

Cadere insieme, sentire la sete

la danza della pioggia

senza gli altri non si può

proseguire…

Per certi passi serve un’orchestra…

 

Che confusione! Com’è?

E’ un punto di dolore…

Mi guardi negli occhi,

e ti amo, lo so,

tutta quella strada

percorrerla danzando con te,

e come ieri, stanchi guardarsi

e farci riposo.

 

 

Che basta un raggio di sole a metterti in pace col mondo…

Per me la vita è sempre stata fuori dagli schemi.

Per me la vita è sempre stata Oltre.

Per me la vita è ciò che accade mentre cerco di fare quello che dovrei fare…

E’ così.  Anche a scuola non ho mai imparato dai libri. Ho imparato dalle emozioni.

Non amavo i fatti, la storia dovevo riscriverla a modo mio perchè mi entrasse in testa.

E non chiedermi date che un giorno è per me come un altro.

Ed una casa è un posto di libertà. Un posto in cui ti vengono a cercare per stare con te.

“Continua pure, voglio solo stare a guardare la tua vita”

Hai ragione il mio Caos può spaventare. La mia complessità può farlo.

Specchiarsi nei miei occhi e vederci il vuoto fa fuggire, lontano.

E non tornare.

Non sono una a cui si può mentire la felicità…  A cui parlare di sè senza dire chi si è…

E’ vero. E’ difficile con me, che non m’accontento.

E non so fingere.  E non so aspettare.

Che per aspettare bene devo inventarmi un movimento, un guizzo di vita costante, e dimenticare l’attesa.

Tra le altre, c’è un’altra verità oltre a quella che sei arrivato all’improvviso,

per aspettarti bene ho dimenticato che ti stavo aspettando.

Così m’hai sorpreso e solo ora, piena di meraviglia,

so quanto ti ho atteso